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Firma Cristina

Cristina Alice Calderara Jaime
Artista visuale

Cristina Alice è nata a Bellinzona, Canton Ticino, Svizzera il 22.03.1968.

Erede di una stimolante tradizione famigliare dove la creatività si fondeva con il quotidiano in modo naturale. Da Nonni creativi e anticonformisti per gli usi e i costumi dell’epoca e da genitori altrettanto viziati da tale modalità.
La nonna materna, negli anni 40, era partita da sola dal Canton Ticino per inserirsi nel mondo lavorativo basilese. Donna energica, di tradizione agnostica e socialista ha sicuramente fatto parte di quella stirpe di donne precorritrice del femminismo. Suo nonno basilese era un uomo già interessato all’arte nella quotidianità fin da giovane. Il nonno paterno, che lavorava come responsabile di una nota cava di granito della zona, già lavorava il sasso in modo artistico oltre a quello funzionale.
La madre di Cristina ha concluso una formazione di arti grafiche in Ticino e suo padre ha lavorato come responsabile degli scavi nel servizio di archeologia del Canton Ticino , dopo svariati anni di esperienza in Svizzera interna e nel Canton Grigioni.
Cristina ha dovuto trasferirsi con i suoi genitori, già fin da piccola, sia nel canton Argovia dove ha concluso l’asilo e la 1° elementare in lingua tedesca, sia nel Canton Grigioni dove ha imparato la lingua romancia. Questi spostamenti di luogo hanno condizionato ulteriormente la sua capacità di sapersi adattare a nuovi modi e usanze sociali e linguistiche.
Il ritorno in Ticino, quando Cristina Alice aveva 9 anni è stato per lei come l’inzio di un’antica fiaba. L’addentrasi nel giradino magico dei nonni è stato per lei come il ritrovarsi nel paese delle meraviglie e da quel momento la sua fiaba continua.

“Gli oggetti, i materiali, spesso insignificanti agli occhi della gente, mi hanno da sempre creato un’attrazione a calamita; impossibile non raccogliere un pezzo di legno particolare, qualche ciottolo, dei ferri abbandonati o quant’altro”.

Cristina è una donna che davanti ad un oggetto della natura o altri oggetti di tipo industriale sembra trovare un nuovo coniglio bianco che spunta dietro al cespuglio del giardino dei nonni. Sente una compulsione irrefrenabile a dare forma artitistica ad ogni manufatto.

“È come se l’oggetto stesso mi chiamasse a sé facendomi intravvedere le sue molteplici evoluzioni”

All’improvviso spunta un nuovo stimolo che la distrae da quello precedente ed è in quel modo frammentato e complesso che funziona il suo processo mentale di creare. Contemporaneamente lavora su più fronti: dalla pittura all’installazione, dal pezzo di metallo a quello di legno.

“Non ho mai avuto una grande coerenza, non mi soffermo troppo a lungo su un oggetto, un soggetto, una materia; non per mancanza di interesse, ma perché altrove già qualcos’altro mi attrae, e magari diametralmente agli antipodi “.

Da adulta ha concluso una formazione come infermiera psichiatrica, non senza provare prima altre esperienze nel campo sociale. Ma è stato il confronto con la mente umana e la cura degli ammalati attraverso il mondo creativo ( lavorare in ambito teatrale, centri d’animazione e d’arte all’interno dell’ospedale psichiatrico e nei centri sul territorio) un ulteriore passo verso la sua definizione come donna pensante, nell’incontro con la capacità creativa dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature, che le ha permesso poi di allargare i confini del giardino di suo nonno. Il mondo era diventato un grande giardino dove rincorrere bianchi conigli.

“È così che ho iniziato, accumulando e provando a toccare, plasmare, integrare, rompere quello che mi passava per le mani”

Ha lavorato come capo infermiera e animatrice in un reparto pilota per pazienti tetraplegici, ha lavorato come monitrice in corsi per bébé e bambini in acqua. Infine ha continuato a ricercare altri conigli fino al momento in cui sembra aver ritrovato il suo ultimo grande coniglio … quello di appropriarsi della sua posizione creativa come elemento centrale della sua vita professionale.
Il filo conduttore di questo percorso è stato il lungo viaggio psicanalitico che Cristina Alice ha portato avanti e tuttora continua a coltivare. L’impronta Junghiana di tale esperienza l’ha portata ad avvicinarsi toccando con mano il suo mondo onirico interiore che le ha permesso di dare senso alla sua attuale creatività.

Anche i viaggi “sacco in spalla” e gli approcci con le culture indios prima nella zona del Chapas (Messico) e poi nello stato di Delta Amacuro (Venezuela) lasciano il segno. Soprattutto un’esperienza a stretto contatto con la cultura indigena dei Warao (la gente delle canoe) che vivono su palafitte nel delta del fiume Orinoco: malgrado l’abisso culturale e di costumi Cristina si identifica in questa modalità diretta e semplice ma autentica, profonda e istintiva. Istintività che contraddistingue il percorso individuale e le opere di Cristina.
A partire dal 2010 ha aquistato una vecchia casa nel Malcantone, una bellissima zona del canton Ticino e da sola è riuscita a rimodellarla ( operandosi come muratore e piastrellista, come falegname e gessatore) per farla diventare uno spazio creativo dove ha realizzato diversi corsi ( creazione di marionette, di lavori con il legno, con il feltro).
Nel 2013, riconosciuta fra gli artisti della regione è stata invitata per la prima volta alla mostra colettiva Artmisti, mostra nella quale ha presentato tre opere sul tema della metamorfosi. La fondatrice di tale gruppo di artisti ha incoraggiato Cristina a partecipare al suo primo concorso internazionale con sede a Milano, dove è stata selezionata. Questo suo riconoscimento le ha dato un’ulteriore spinta al suo percorso creativo.
Dal 2014 ha partecipato a numerosi inviti espositivi: Ponte Tresa Svizzera, Ponte Tresa Italia, Genova e Venezia.

 

Percorso artistico

Sento che il mio percorso creativo è intrinseco al mio essere, forse genetico, forse per imitazione, forse per esperienze visive, uditive e olfattive vissute durante la mia infanzia e adolescenza grazie a 4 nonni creativi e di conseguenza 2 genitori altrettanto creativi.

Ho delle immagini ben nitide di:

“un giardino sparso di sassi colorati, con al centro un blocco di granito trasformato in fontana che, ora da adulta, vagamente mi richiama il Giardino dei Tarocchi di Nicky De Saint Phalle”

Mio nonno Italo

“un cortile interno con una moltitudine di porte aperte ed entrando, in ognuna di loro, un mondo affascinante con attrezzi, barattoli, pennelli (un locale falegnameria, un locale da pittore, un altro da fabbro). In piedi davanti ad un cavalletto posizionato vicino ad un cancello aperto con vista sul piano di Magadino e da lontano il lago Maggiore, mio nonno assorto e concentrato a spennellare una piccola tela che ritrae il paesaggio”

Mio nonno Matthis, detto Tomatis

“una vecchia cucina-sala da pranzo, con un immenso tavolo in legno massiccio e un tipico caminetto a panca ticinese, una vecchia macchina da cucire a pedale dalla quale la stoffa, come per magia, si trasformava in pantaloni, camicie….e con la quale ho cucito la mia prima minigonna da adolescente, ricavata da un vecchio lenzuolo bianco. Un librone da cucina, tutto scritto a mano, con una calligrafia che sembra un’opera d’arte. Un profumo di aglio, cipolla ed erbe aromatiche che mi ha aperta al mondo creativo culinario”

Mia nonna Dora, detta D’oro

“una casa ed una nonna sempre accogliente, calorosa e paziente. Sempre ben disposta all’ascolto, all’accompagnarti, senza giudizio di alcun tipo, nel tuo percorso individuale, anche se non sempre sulla retta via. Una presenza onnipresente, sicura e sempre pronta con qualcosa di squisito uscito fresco fresco dalla sua cucina, che solo a pensarci mi viene l’acquolina in bocca. Un nettare per il corpo e per la mente”

Mia nonna Bianca, Bianca e candida come la neve

“un albero di Natale appeso al soffitto, un dondolo rosso a forma di dinosauro, un infinità di maschere a forma di animali e di personaggi, una in particolare con i miei capelli da bambina. Un tocco di creatività cangiante in qualsiasi attività svolta”

Mio papà Diego

“cesti con gomitoli di lana, stoffe, nastrini, un dettaglio creativo in ogni angolo della casa, libri, libri e libri di ogni genere, in particolare ricordo un libro che, allora bambina mi sembrava enorme, con delle foto di visi, in particolare un viso di una donna di colore con degli occhi incredibilmente profondi ed espressivi. Mia mamma seduta al tavolo intenta a fare uno schizzo della propria mano e io, seduta accanto intenta ad imitarla"

Mia mamma Ines

Ecco questa sono io un’autodidatta grazie ad un immenso e generoso dono genetico ed affettivo.

Cristina Calderara Jaime